Cappelletti di Natale Amore Bio

Quest’anno non ne volevo proprio sapere di stare a tavola il giorno di Natale a guardare gli altri mangiare i cappelletti in brodo. Non mangiando più carne e latticini, il ripieno per me ormai è bandito, ma nella memoria ho ben impresso il sapore dei tortellini di mia nonna, e ve lo dico, non c’è storia: mi ci gioco quello che volete, ma roba del genere non l’avete mangiata mai. I tortellini di mia nonna, sono epici.
Detto questo, io nemmeno mi azzardo a pensarlo, di poter fare qualcosa che anche solo minimamente si avvicini a quella pietra miliare della cucina casalinga, ma nel mio piccolo mi accontenterò di un ripieno che ne ricordi la consistenza, e vada d’accordo con il mio nuovo approccio alimentare.

Non mi piaceva l’idea di utilizzare Seitan, o gli altri alimenti che generalmente vengono utilizzati nella cucina vegetariana e vegana per simulare il sapore della carne. Non mi interessa, simulare il sapore della carne, non mi manca. Allora, su consiglio anche dei gestori del circolo Un Punto Macrobiotico che frequento abitualmente, ho utilizzato un altro ingrediente, che a me, sotto molti aspetti, piace mooooooolto più del Seitan. Ho utilizzato i semi di girasole.

I semi di girasole sono molto saporiti, vi consiglio di provarli: se non per preparare questi cappelletti, anche per condire la pasta. Io per esempio con il ripieno che mi è avanzato questa mattina c’ho condito oggi per pranzo un bel piatto di tagliatelle integrali fatte in casa!

Ma veniamo ai nostri cappelletti. Con le dosi che sto per darvi ho riempito un vassoio ed un’altra metà. Come vi dicevo, di ripieno me ne era rimasto un po’: siccome in cucina gli sprechi sono banditi, potete benissimo riutilizzarlo, o ridurre le quantità, come preferite.

Ingredienti:

Per il ripieno

  • abbondanti sedano, carota e cipolla
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 pezzettino di radice di zenzero
  • 150 gr di semi di girasole
  • lievito secco alimentare in scaglie o pangrattato

Per la sfoglia

  • 200 gr di farina semi-integrale (tipo 1 o 2)
  • 200 gr di semola di grano duro
  • 200 gr di acqua non clorata
  • 1  cucchiaino di curcuma
  • sale marino integrale
  • olio EVO

Preparazione:

Iniziate con il ripieno. Ci vuole un trito fino e abbondante di sedano, carota e cipolla. Mettetelo in padella con l’olio, il rametto di rosmarino e il pezzettino di radice di zenzero grattugiata. Salate e fate andare sul fuoco a fiamma media, finché la verdura non si è prima appassita, e poi asciugata (dobbiamo evitare che il nostro ripieno sia troppo “lento”). Nel frattempo, tostate i semi di girasole in un’altra padella, e poi frullateli nel mixer con un pochino di sale, fino ad ottenere una polvere fine.

Quando la verdura è pronta, togliete il rametto di rosmarino e aggiungetela ai semi frullati. Fate andare ancora il mixer e aggiustate poi la consistenza aggiungendo lievito secco in scaglie, o pangrattato, o entrambi. Il lievito secco contribuirà a “tirare su” il sapore del ripieno, e come consistenza e gusto ricorda il parmigiano (non a caso i vegani lo utilizzano come sostituto), regolatevi quindi come più vi piace.

Passate alla pasta. Vi do un piccolo riferimento: la farina per essere impastata vuole la metà della sua quantità di acqua, considerate cioè un rapporto di farina e acqua di 2:1. Questa proporzione vi sarà utile nel caso vogliate variare le dosi che vi ho dato io. Ovviamente, questo è solo un calcolo generico, l’impasto in fase di lavorazione potrebbe richiedervi più farina, è normale: tipo di farina, tipo di acqua, temperatura…sono tante le varianti nella realizzazione di un impasto. Assecondate il vostro e fate in modo che sia lavorabile.

Partite emulsionando in una terrina l’acqua con un goccio di olio, il cucchiaio di curcuma e un pizzico di sale. Miscelate le due farine e aggiungetele all’acqua. Amalgamate e trasferite nella spianatoia per iniziare a lavorare l’impasto. A questo punto, occorrono un paio di ingredienti fondamentali che non ho specificato nella lista: pazienza e olio di gomito. L’impasto ha bisogno di essere lavorato perché si crei fibra. Vedrete che all’inizio potrà sembrare che la pasta non stia insieme, data l’assenza di uovo, ma voi lavoratela fino a farla divenire un bel panetto liscio. Grazie alla curcuma avrà anche quel bel colore tipico della pasta all’uovo.

Se preferite potete utilizzare la macchina per impastare…non fate caso a me, la mia è proprio una mania: a me piace sentire la pasta tra le mani. Non sono una pranoterapeuta, ma credo che ci sia un contributo, un valore aggiunto al cibo, che dà l’impastare a mano, piuttosto che con strumenti meccanici. Quello che sei, vivi e provi in quel momento, lo trasmetti. E pensare al Natale, ai pranzi in famiglia, a mia nonna che mi aiuta a preparare i miei cappelletti, l’aver trascorso delle giornate serene…io lo dovevo mettere, questo stato d’animo, nella pasta. Sennò tanto vale comprare le vaschette di cibo confezionato al banco frigo del supermercato.

Quando il vostro panetto è pronto, procedete con la sfoglia, aiutandovi aggiungendo della semola, per evitare che appiccichi. In questo caso ho utlizzato la vecchia macchina per la sfoglia di mia nonna, quella a manovella. Quando la sfoglia sarà piuttosto fine (senza esagerare), con la rotella per tagliare la pasta l’ho incisa prima in orizzontale e poi in verticale, a formare dei quadrati. Inserite il ripieno in una sac-à-poche e posizionatene un po’ al centro di ogni quadrato. Prendetelo, chiudetelo a triangolo e facendo aderire bene i bordi (altrimenti si aprirà in cottura). Dopodiché giratelo intorno al dito e sigillate le due estremità. Difficilissimo a spiegarsi a parole, spero l’avrete visto fare anche voi alle vostre mamme e nonne!

Adagiate i vostri cappelletti in un vassoio ben infarinato, e se non lii mangiate subito, poneteli in congelatore. Quando saranno induriti potete toglierli dal vassoio e metterli in un sacchetto…pronti all’uso!

E ora non dite che non sapete cosa mangiare, per un Natale leggero e vegetariano! Io la ricetta ve l’ho data apposta in tempo ;).

 

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