Storia di una ragazza che stava male, e del cibo che imparò a mangiare

Questa è la storia di una ragazza a cui piaceva mangiare, e mangiava di tutto. Il suo sano appetito e l’amore per il cibo la portavano ad apprezzare ogni pietanza ci fosse in tavola, in particolare i dolci! Era un’adolescente senza strane fissazioni, che ritornava a casa da scuola e si mangiava un generoso piatto di pasta, una bella fettina di maiale, e non avanzava nulla. E dopo neanche un’ora, aveva già spazio per qualche biscotto.

Da li a pochi anni, qualcosa cambio. All’improvviso, andò in amenorrea. E in quello stesso periodo, iniziò a non sentirsi bene. La sua pancia era sempre gonfia, dura, dolorante. Bruciori fastidiosi le partivano dalla bocca dello stomaco. I quotidiani viaggi in treno per andare all’università erano un tormento, non poteva stare seduta a causa di dolorose e frequenti cistiti. L’intestino le rimaneva bloccato per giorni, anche oltre una settimana. Fastidi non gravi, ma quotidiani, snervanti, invalidanti.

L’amenorrea non guariva, i ginecologi iniziarono ad imbottirla di ormoni. E più ormoni prendeva, più lo stomaco ne risentiva. Era stressante, studiare e lavorare così.

Iniziò degli accertamenti: nessuna celiachia, e le analisi escludevano problemi allergici. Ma a lei sembrava che mangiare pane e pasta peggiorasse la digestione. Cominciò il “fai da te” delle scelte alimentari: via più possibile il glutine. Carne e verdura, carne e verdura, a volte pesce, molto spesso formaggi, golosissima di stracchino. E dolci, guai a toccarli, quelli! Come una droga, a volte ne avvertiva un’esigenza fisica, altrimenti era incapace di pensare o concentrarsi su altro!

Iniziò a praticare sport in maniera frequente e costante. Passavano i mesi, avrebbe dovuto sentirsi “allenata”, ma dei periodi il suo fiato era così corto, e la tachicardia subito così alta da sembrarle di essere sempre alle prime lezioni. E la pancia, sempre gonfia, dura, dolorante. Certi giorni avrebbe potuto apparire una donna in gravidanza di tre, quattro mesi.

Da ultimo, i suoi disturbi sfociarono in un’orticaria che il dermatologo definì “cronica”: ne avrebbe sofferto a vita. Cioè, quello che le stavano dicendo, era che lei con quelle piaghe sulla pelle, con quel prurito da togliersela, la pelle, da non dormirci la notte, da farti dare al matto tanto non hai pace, avrebbe dovuto imparare a conviverci. Però, poteva assumere gli antistaminici, quando si sentiva male. E lo fece, per un periodo. Un periodo che al lavoro non era in grado di tenere gli occhi aperti davanti al computer, e la sera cadeva intontita ed inerme sul letto, senza avere nemmeno la forza di dedicarsi alle cose che tanto le piacevano.

Ad un certo punto, si convinse che doveva trovare una soluzione, cercare una risposta in qualcosa di diverso.

Consultò un omeopata. La visita fu lunga, un’ora di domande su abitudini, atteggiamenti, modi di vivere e reagire, disagi. Ad impressionarla, fu l’esame kinesiologico: come il suo corpo, indipendentemente dalla sua volontà, anche contro la sua volontà, rispondesse agli stimoli che gli venivano dati.  Sulla base degli esiti del test, le disse di interrompere immediatamente l’assunzione di tre alimenti: latticini, lievito e farine bianche.

Sei intossicata: questo, le disse il medico.

Non era facile immaginare di vivere con queste privazioni, anche se in parte era già abituata. Pensare di rinunciare ai latticini, quindi ai dolci, al tanto amato gelato, ma anche ad una bella mozzarella, o allo stracchino cremoso che le piaceva tanto, era ciò che più le dispiaceva. Ma la consapevolezza che la sua salute glielo stesse chiedendo, le fece prendere di petto la cosa. Smise, immediatamente.

Ecco, è il momento di venir fuori dalla storia romanzata. E’ ovvio che la ragazza ero io, e io voglio parlarvi in prima persona, per quanto ci tengo. Dicevo: smisi, immediatamente. E voi potete non crederci, siete autorizzati a farlo, ma se voleste provare a fare un atto di fiducia, sappiate che dopo una settimana che tolsi completamente quegli alimenti, ero un’altra persona. La mia mente era più lucida, nel mio corpo sentivo un’esplosione di energia e soprattutto, la sera, mi meravigliavo di come la mia pancia fosse “vuota”. Intendo dire che non avevo bruciori, fastidi. Come se non l’avessi, ecco. Mi sentivo bene, e mi ritrovavo a meravigliarmi di cosa volesse dire, stare bene! Vivevo in una tale situazione di malessere fisico ormai da anni, che non ero nemmeno più consapevole che quella non fosse la normalità.

Il passo successivo fu togliere la carne. Non me lo disse il dottore, ne avvertii l’esigenza io. Se mangiavo carne la notte mi rigiravo nel letto con un peso nello stomaco e non dormivo. No, non smisi per una questione etica, quella è venuta dopo. Smisi perché non la tolleravo più, forse ne avevo mangiata troppa negli anni del “fai da te”. Quando riprovai, dopo qualche tempo, una sera che ero a cena a casa di parenti, provai un senso di nausea che non riuscii a deglutirla. Da allora non mangio più carne, e nemmeno ne sento l’esigenza. Ed ora sì, ho maturato anche, a riguardo, le mie personali convinzioni etiche.

Dopo qualche settimana che seguivo questo diverso regime alimentare, io, di orticaria, non ne ho avuta più. E ad oggi, non ne ho più. Quella che era “cronica”, quella con cui avrei dovuto convivere per tutta la vita, io non ce l’ho più. Tiè, dottorino.

E il mio intestino è regolare, e la mia pancia è gonfia solo se mangio male o sono in fase premestruale. Le cistiti non le ho più. Lavoro otto ore al giorno, mi alleno in palestra quasi tutti i giorni, faccio yoga. Ora mi dedico anche al mio blog. Cucino, tutti i giorni, cose semplici, ma ho l’energia di fare e pensare.

Tutto questo non vuol essere un’arringa prepotente in favore di una alimentazione macrobiotica, vegetariana o vegana. In realtà nessuno di questi termini mi inquadra perfettamente (e mi piace che sia così). Io non ho le conoscenze e nemmeno la supponenza di potervi venire a dire cosa è giusto o non giusto mangiare. Io ho studiato Economia, non so nulla di medicina. Io mi occupo di contabilità, nella vita non curo la gente. Anche se ho letto molto a riguardo, non so in maniera scientifica come si faccia a combinare i cibi per avere un apporto nutrizionale equilibrato, non posso dire con certezza “essere vegani non comporta alcun squilibrio nutrizionale”, ma in coscienza non mi sento affatto di poter affermare “bevetevi il latte, che vi fa bene alle ossa”. Perché non ho (e pare che non ce l’abbia nemmeno chi li ha studiati, questi argomenti, dati gli innumerevoli pareri contrastanti a riguardo, eppure tutti autorevoli), le conoscenze profonde che mi consentano di potermi riempire la bocca con prese di posizioni che sono delle roccaforti. La mia coscienza, soprattutto, non me lo fa fare.

Quello che io vi do, è la mia esperienza. La mia storia, che so essere vera. E’ vero che per me, cambiare alimentazione, ha voluto dire cambiare la vita. Migliorarla. Non dico che rinunciare a latticini, cibi raffinati e carne sia necessariamente la scelta giusta per tutti. Se ho scritto questo è articolo, è perché ho pensato che potesse aiutare qualcuno. Perché sono certa che molte persone si sentono sempre stanche, affaticate, spossate, soffrono di svariati disturbi che non ricollegano direttamente ad un problema digestivo e di assimilazione di alimenti, ed invece potrebbero trovare una soluzione ad i loro problemi semplicemente variando i cibi che hanno nel piatto. Quella che vi ho raccontato è l’esperienza di una persona che un giorno è stata portata via dal lavoro in ambulanza, perché il suo fisico era sfinito per colpa di un farmaco per il reflusso esofageo, che il fegato, già al culmine di un processo di intossicazione alimentare, non riusciva a smaltire.

Questa è la storia di una persona che ama il cibo, e che quando ha dovuto cambiare alimentazione, ha iniziato a leggere ed informarsi, a cercare soluzioni diverse, a scoprire che c’è un mondo di alimenti, alimenti buoni e sani, che non siamo abituati a mangiare o ne abbiamo perso l’abitudine, e che consentono di avere un’alimentazione varia, non monotona. Un’alimentazione che vai a letto la sera che puoi dormire bene e non ti svegli al mattino con la bocca che allappa, cattiva, o con i bruciori di stomaco. Da quando ho cambiato alimentazione, io mangio più di prima, in termini di quantità e varietà di cibi, eppure, ho raggiunto e stabilizzato il mio peso. Mentre prima, c’erano dei periodi che mi gonfiavo enormemente, riuscivo a prendere anche un chilo al giorno, tanta era la ritenzione idrica che avevo in corpo.

E il non volermi limitare, il gusto di conoscere, mi hanno portato ad appassionarmi a questo tipo di cucina, mi hanno spinto ad informarmi, a mettere amore in quello che cucino ed in come lo cucino, perché davvero il cibo è vita, davvero siamo quello che mangiamo, davvero l’energia dei cibi ci può cambiare la vita.

Ho scritto questo articolo perché, nel mio piccolo, ed in piena umiltà, spero possa spingere qualcuno a riflettere sul suo stile di vita. Perché forse non è consapevole, come non lo ero io, di cosa voglia dire stare bene. E perdersi il piacere di sentirsi bene, è un affronto alla vita, un oltraggio al nostro corpo.

Certo, il passo iniziale è difficile. Ci vuole una motivazione profonda, una voglia di mettersi in discussione, cambiare approccio alla cucina. In principio può essere faticoso, a livello mentale, soprattutto. Ci vuole un’organizzazione diversa. Ma appena il corpo “risponderà” ai vostri sforzi, la soddisfazione sarà grande. Sarete ricompensati. E sapete che succederà? Che con il tempo, quello che prima vi faceva sciogliere l’acquolina in bocca, non vi darà più la stessa sensazione, non ne avrete più la stessa voglia. Da anni ormai non mi rifugio più nel barattolo della Nutella, tuffandomici con il cucchiaio. E non è un sacrificio: semplicemente, non ne ho più il bisogno. Non ho voglia di cibi che hanno fatto male al mio corpo, sto bene con quello che mangio. Perché quello che mangio mi fa stare bene.

Ho frequentato corsi di cucina naturale e macrobiotica che mi hanno insegnato l’importanza di una cucina naturale, che ponesse al centro del piatto la verdura di stagione, che bandisse i cibi industrializzati, imbottiti di conservanti e gli alimenti raffinati, che puntasse a scegliere gli alimenti assecondando le esigenze del corpo in base all’età, alle stagioni, alla situazione fisica. Ho frequentato corsi di cucina vegana, che mi hanno insegnato a creare piatti saporiti, escludendo gli ingredienti tabù ed imparando a conoscerne altri. Tutto questo percorso che ho intrapreso e sto tuttora seguendo mi ha portato ad una crescita: non tanto in senso di bravura in cucina, quanto piuttosto in senso di “consapevolezza”. Sapere cosa mangio, perché lo mangio.

Amo cucinare, perché amo la vita.

 

Per l’immagine, diritto d’autore: <a href=’http://it.123rf.com/profile_udra’>udra / 123RF Archivio Fotografico</a>

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